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Seme certificato per una filiera veramente tracciata

 Assosementi, l’associazione che riunisce le aziende sementiere italiane, in collaborazione con Consorzio Convase, organizza il convegno “Seme certificato per una filiera veramente tracciata” in programma a Tolentino (Mc) il prossimo giovedì 25 gennaio, alle 14.30 nel Castello della Rancia. All'evento, che  sarà aperto dal presidente di Assosementi Giuseppe Carlicon un intervento sul mercato agroaliemntare e la necessità sempre maggiore di sem di qualità, parteciperanno istituzioni, organizzazioni di categoria, operatori pubblici e privati; al centro dell'incontro criticità e aspettative del settore sementiero italiano.
 
Due tavole rotonde saranno l’occasione per approfondire il tema della tracciabilità del settore agroalimentare a partire dal primo fondamentale anello della filiera: il seme. La prima, con gli operatori della filiera, è intitolata "Tracciabilità e seme certificato: valore aggiunto per i produttori, garanzia per i consumatori", la seconda, con i rappresentanti delle istituzioni, avrà come tema "Dagli accordi interprofessionali alla lotta alla contraffazione: modelli di collaborazione a livello nazionale e locale tra settore sementiero e istituzioni".
L'incontro sarà chiuso dal sottosegretario del Mipaaf Giuseppe Castiglione, il moderatore sarà Massimo Agostini, Il Sole 24 Ore Radiocor Plus.

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Psr Campania, Agea frena i pagamenti

 

La Campania fanalino di coda nei pagamenti dei Programmi di sviluppo rurale è ormai una routine che si ripete da mesi ogni qualvolta Agea comunica i dati sull’andamento della spesa. E l’ultimo disponibile, al 30 novembre 2017, segnala come la regione sia giunta ad appena 108 milioni di euro di spesa pubblica, il 5,88% di un budget che è il secondo d’Italia dopo quello della Regione Siciliana: ben 1836 milioni da spendere entro il 2023 al lordo del contributo per il sisma del centro Italia. Di chi è la colpa? Il 7 dicembre scorso il governatore e assessore all’Agricoltura della CampaniaVincenzo De Luca aveva annunciato: “Sul Psr pagheremo 150 milioni di euro entro fine anno – aggiungendo - abbiamo già impegnato quasi il 100% dell’intero valore del Psr - circa un miliardo e 800 milioni - e per il prossimo anno pagheremo il 100% del miliardo e 800 milioni, introducendo una grande novità”. Queste dichiarazioni avevano sullo sfondo lo sforzo che starebbe ancora facendo la Campania per superare qualche problema di dialogo tecnico - informatico con Agea.
 
Ma i pagamenti per gli agricoltori continuano ad essere in forte ritardo e oggi il presidente della commissione Agricoltura del Consiglio regionale della Campania, Maurizio Petracca, afferma: “Agea, che è l’ente pagatore della Regione Campania così come lo è di numerose altre Regioni italiane, sta diventando un problema”.  Questo perché i pagamenti – afferma il presidente della Comagri campana – proseguono col contagocce. E lancia una proposta: affidare ai Servizi territoriali dell’assessorato all’Agricoltura i controlli sulle pratiche che Agea affida a società esterne, che con ritardi ed errori aggiornano poi i data base dell’ente.
 
Condivido le perplessità che sono state già sollevate rispetto al decreto legislativo di riordino di Agea ed è in questo senso che indirizzerò una nota al ministro Maurizio Martina - sottolinea il presidente Petracca- nell’evidenziare il ritardo dei pagamenti che in Campania in queste ore pone a rischio fallimento centinaia di imprese agricole".
 
Il consigliere campano afferma tra l’altro di aver ricevuto decine di richieste di chiarimenti su pratiche ferme da mesi, proprio nella fase di liquidazione: “Dalle verifiche che ho effettuato presso gli uffici regionali, è chiaro come Agea sia diventata una specie di imbuto che impedisce il deflusso delle risorse in maniera fluida. La ragione? E’ semplice - sottolinea Petracca - nell’affidare all’esterno l’attività ispettiva e di controllo e nel recepire da queste società esterne le risultanze di questa attività, Agea aggiorna con estrema lentezza i propri database e delle volte lo fa in maniera errata. Questo provoca il blocco dei pagamenti”.
 
Tra le misure più colpite quelle a superficie – come l’agricoltura biologica: “Con beneficiari che non ricevono soldi da oltre due anni e ci sono centinaia di piccole aziende a rischio fallimento" afferma Petracca.
 
Il presidente della commissione Agricoltura propone una soluzione al problema: “Occorre affidare quest’attività di aggiornamento dati agli uffici regionali, nello specifico ai Servizi territoriali dell’assessorato Agricoltura che potrebbero di sicuro velocizzare questo pezzo dell’iter”.

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Xylella, il caso decreto sui reimpianti

 

In Puglia scoppia il caso decreto sui reimpianti di olivi resilienti alla Xylella fastidiosa in zona infetta. Con la Decisione comunitaria 2352/2017, come noto, è caduto il dispositivo previsto dal Regolamento 789/2015, che prevedeva il divieto di reimpianto di specie potenzialmente ospiti del batterio nelle aree dichiarate infette, demandando agli stati membri le modalità di attuazione dei nuovi impianti di olivi.
Attualmente le cultivar resilienti a Xylella sono la Favolosa e la Leccino, la prima per altro allevata da vivai sotto il controllo del Cnr, che detiene il brevetto.

Ma circola un'ipotesi di decreto del ministro delle Politiche agricolepiuttosto complessa: infatti, ogni impianto fatto dalle imprese agricole andrebbe autorizzato singolarmente, al fine di evitare l'introduzione di cultivar non adatte a resistere all'organismo nocivo. Ma Confagricoltura Lecce e Aprol Lecce non ci stanno e hanno scritto una lettera aperta al ministro Maurizio Martina per chiedere un'autorizzazione "una volta per tutte" delle cultivar resilienti all'infezione.
Secondo l'organizzazione agricola la sola provincia di Lecce, con oltre 100mila ettari di oliveto, provocherebbe un carico burocratico per il Servizio fitosanitario della Regione Puglia "difficile anche solo da immaginare".

"Lo Stato italiano deve autorizzare una volta per tutte i reimpianti nelle zone colpite – scrivono le organizzazioni agricole – viceversa, la conferma dell'ipotesi di decreto sarebbe follia inutile, destinata a bloccaredefinitivamente ogni speranza di rinascita del settore. E' facile prevedere – continuano – come già sta accadendo, la riduzione di posti di lavoro, la contrazione di risorse economiche del territorio, e la desertificazione del paesaggio".

In ballo vi è la possibilità stessa di utilizzare i fondi del Programma di sviluppo rurale della Regione Puglia per gli investimenti nell'area infetta, che ammontano nel complesso a 45 milioni di euro.
Sulla misura 5.2 del Programma di sviluppo rurale 2014 - 2020 per il ripristino del potenziale produttivo danneggiato da calamità, sono appostati ben 10 milioni di euro. Mentre sulla misura 4.1.C ci sono altri 35 milioni di euro di cofinanziamenti degli investimenti nell'olivicoltura, dedicati proprio alla zona infetta del Salento.

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Fonte: AgroNotizie

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